Salmone in gravidanza: sì o no?

Eleonora Chiais

Ricco di Omega 3, il salmone in gravidanza è un alimento prezioso per il benessere delle future mamme e dei bambini che portano in grembo.

 

Il salmone in gravidanza si può mangiare? Secondo la scienza la risposta è sì e i vantaggi per la mamma e il feto sono importantissimi. © Jacek Chabraszewski/123rf

 

Salmone in gravidanza, sì o no? Il dubbio è legittimo ma la risposta è chiara perché il consumo di pesce durante la dolce attesa è fortemente consigliato da medici e nutrizionisti. Il salmone, in particolare, sarebbe da prediligere fresco o marinato mentre il salmone affumicato in gravidanza dovrebbe essere off limits.

 

Salmone fresco o salmone marinato in gravidanza

Il salmone è un alimento prezioso perché è ricchissimo di Omega 3 oltre che di proteine e di acidi grassi. Per questo, in gravidanza, gli esperti consigliano di consumarlo anche più di una volta alla settimana (fino a un massimo di 250 grammi ogni 7 giorni) e di scegliere, preferibilmente, il pescato rispetto a quello di allevamento perché contiene una maggior concentrazione di nutrimenti. Per quanto riguarda la cottura, invece, via libera al salmone fresco da cucinare ai ferri, al forno o in padella (in tutti e tre i casi ben cotto) o addirittura marinato.

 

Il salmone in gravidanza fa bene? Gli studi scientifici

E che il salmone in gravidanza effettivamente faccia bene, lo conferma anche la scienza tramite vari studi più o meno recenti. I ricercatori dell'Università di Reading e Southampton per esempio, hanno pubblicato sul prestigioso Journal of Nutrition, il risultato delle loro investigazioni sul tema sottolineando che il salmone durante la gravidanza (e l'allattamento) ha il vantaggio di aumentare i livelli di acidi grassi nel sangue e nel latte materno. Ancora più recente, poi, l'intervento presentato dal professor Philip Calder all’Experimental Biology Congress di San Diego, in California, secondo il quale i bambini nati da donne che durante i nove mesi di gestazione avevano consumato regolarmente questo pesce (o comunque suoi omologhi altrettanto ricchi di Omega 3) correvano un rischio fino a cinque volte inferiore di soffrire di allergie rispetto ai bebè nati dopo gestazioni povere di questi alimenti.

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