Citomegalovirus: cos'è, sintomi e cura

Cristina Piotti

Il citomegalovirus è un virus appartenente alla grande famiglia dei virus erpetici, tra cui si annoverano altri ceppi responsabili di affezioni quali varicella, febbre labiale e fuoco di S. Antonio, per citare le forme più comuni. 
 

Il citomegalovirus è causa di diversi tipi di affezioni, come varicella e febbre labiale. ©  Jarun Ontakrai /123RF


Ma, a differenza di questi ultimi, il citomegalovirus presenta particolari caratteristiche biologiche che lo differenziano dagli altri ceppi virali della stessa specie. Infatti, una volta introdotto nell'organismo attraverso varie modalità, come vedremo più avanti, dà luogo alla formazione di grandi inclusioni all'interno delle cellule infette, localizzate, in genere, a livello di vari organi quali ghiandole salivari, polmone, fegato, rene, pancreas, intestino e sistema nervoso centrale. 


Sintomi

Si tratta quindi di un virus ubiquitario, in grado cioè di colonizzare gran parte del corpo umano, ma, nonostante ciò, non appare particolarmente aggressivo, tanto che, nella maggior parte dei casi, l'infezione non dà origine a sintomi significativi, se non stanchezza, febbricola e vaga sensazione di malessere, spesso interpretabili come banali sintomi influenzali. Questo è ciò che avviene normalmente nel soggetto adulto sano. 


In caso di AIDS e trapianto di organi

Ben diverso è il quadro che può manifestarsi in differenti e particolari condizioni quali l'immunodeficienza acquisita (AIDS), il trapianto d'organo e la gravidanza. Infatti, nei primi due casi, caratterizzati entrambi da una ridotta difesa immunitaria, il citomegalovirus può dare origine ad affezioni particolarmente gravi con compromissione del quadro generale come febbre elevata, epatite, polmonite, esofagite, colite e retinite (quest'ultima infezione oculare è, in genere, più tardiva). 


In gravidanza

Rimane, infine, da definire il quadro patologico assunto dalla forma congenita, quella in cui l'infezione venga trasmessa al feto o al neonato per via transplacentare o attraverso il latte materno da madri infette. In tali casi si possono manifestare, a carico del neonato, nel momento della nascita o nel perodo postnatale affezioni particolarmente gravi quali malformazioni fetali, polmoniti, danni neurologici ed oculari. Risulta, quindi, assai importante un monitoraggio ecografico del feto e un attento screening della madre con test di laboratorio nei casi in cui si sospetti un'infezione di quest'ultima, al fine di iniziare un adeguato trattamento farmacologico al momento della nascita. Normalmente il virus, peraltro assai diffuso, può trasmettersi, oltre che per via transplacentare, attraverso trasfusioni di sangue infetto, rapporti sessuali e fluidi organici come saliva, urine e lacrime. "Se contratto in gravidanza il rischio di trasmissione al neonato va dal 30% al 40% se l'infezione è primaria e dallo 0,5% al 2% se è secondaria", spiega la dottoressa Morena Terracciano, ostetrica alla clinica Mangiagalli della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano, "gli esiti sul neonato possono posso essere temporanei e si manifestano con problemi a fegato, polmoni, ittero. I permanenti vanno dalla sordità, cecità, ritardo mentale, fino alla morte". 


Diagnosi

La diagnosi certa di infezione da citomegalovirus avviene attraverso esami di laboratorio che evidenzieranno la presenza dei tipici elementi gigantocellulari presenti nella saliva o nelle urine e nella ricerca degli anticorpi specifici nel sangue del paziente. 


Cura

La terapia, non necessaria nelle forme asintomatiche, tipiche dei soggetti sani, si avvale dell'uso di un antivirale, quale il ganciclovir somministrato per via endovenosa alla dose di 5 mg pro chilo di peso corporeo due volte al giorno da protrarsi per alcune settimane. In alternativa, esiste la possibilità di una terapia per via orale con valganciclovir alla dose di 900 mg in unica somministrazione giornaliera. Quest'ultima è consigliabile come profilassi nel caso di soggetto candidato a trapianto d'organo, in quanto, come abbiamo visto, essere particolarmente a rischio di contrarre l'infezione con gravi danni.

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