Educazione alimentare: anche gli chef scendono in campo 

Giulia Vola

Ogni anno, in Italia, 16miliardi di spesa finiscono nella spazzatura. Troppo: gli chef scendono in campo contro lo spreco alimentare all'insegna delle buone abitudini.

Gli sprechi domestici contribuiscono per il 75% allo sperpero di cibo in Italia. © kaliantye/123RF


Educazione alimentare per i bambini: il buon esempio

L’educazione alimentare, insieme a quella ambientale, è l’unica strada per imparare a consumare quanto basta”. Agroeconomista, fondatore di Waste Watcher - il primo Osservatorio nazionale sugli sprechi di cibo - e autore di Mangia come sai. Cibo che nutre, cibo che consuma (Ed.Emi), Andrea Segrè porta in tavola i problemi e propone le soluzioni. Perché se lo scenario presente è preoccupante, quello futuro è insostenibile. E allora, trasmettere un'educazione alimentare ai più piccoli si traduce non solo nel fare la prima colazione, uno spuntino a metà mattina, una merenda al pomeriggio e una cena leggera, consumare frutta e verdura (almeno 5 porzioni al giorno), variare gli alimenti e fare attività fisica. L'educazione alimentare ai più piccoli è anche dare il buon esempio e significa anche portare in tavola ciò che si è acquistato evitando di traghettare la spesa dal frigo alla pattumiera.    


Educazione alimentare: le buone abitudini

Un dato: ogni anno, solo in Italia, 16 miliardi di alimenti (l’1% del Pil, per intenderci) finiscono nella spazzatura. Quintali e quintali di spese buttate via. Tante, troppe, al punto che lo sperpero domestico contribuisce al 75% sullo spreco di cibo in Italia. Il fatto è che basterebbe un po’ di educazione alimentare per migliorare (e non di poco) la situazione.

Semplici buone abitudini, insomma, che Segrè elenca nel suo libro: fare la lista della spesa, leggere le etichette per trovare eventuali intolleranze, leggere le date di scadenza, imparare a conservare in freezer, condividere con gli amici o i vicini di casa e, soprattutto, imparare a riciclare gli avanzi. Pratica, quest’ultima, particolarmente cara anche agli chef stellati che ne dibattono agli incontri, propongono creazioni nei loro menù e s’inventano servizi ad hoc.


Obiettivi educazione alimentare: ridurre gli sprechi

Sprecare è una delle cose più ineleganti che si possano fare” commenta in merito Antonia Klugmann, chef stellata pronta a prendere il posto di Carlo Cracco nella prossima edizione di MasterChef Italia che nel suo ristorante L’argine a Vencò (Gorizia) sfodera ricette gourmet che nobilitano i rimasugli del frigo: dai finocchi bolliti in crema o infuso ai nervetti di ginocchio di vitello con nespole e caffè. 

In campo sono scesi anche il collega Moreno Cedroni con il progetto Reduce cooking e Massimo Bottura con la sua onlus Food for soul. Se il primo, nell’ottica della campagna Spreco zero, propone piatti da creare con il pane vecchio, le foglie dure della verza e i rami di prezzemolo, Bottura ha da poco inaugurato a Londra il Refettorio Felix dopo i felici esperimenti a Milano e Rio. Una mensa in grado di offrire 2mila pasti preparati con ingredienti di recupero: non solo un “progetto di carità” spiega ma un vero e proprio “progetto culturale” che nel 2019 sbarcherà anche negli Usa, maglia nero a proposito di spreco alimentare con il 40% di cibo che dalla tavola finisce in pattumiera. I refettori, infatti, sono anche dei catalizzatori di curiosi e di giovani aspiranti chef desiderosi di perfezionare l’arte dell’alchimia alimentare.


Cos'è l'educazione alimentare

Un’arte dimenticata, pilastro della cucina italiana - dai ravioli alle polpette, dalle minestre (su tutte la ribollita toscana) alle lasagne, dalle torte salate alle frittate le ricette regionali sono infinite - da insegnare anzitutto ai bambini, nell'ottica di mangiare meglio con meno. Un'arte in grado di dare ottimi risultati a basso costo. Lo sa bene chi ha partecipato alla cena da 18 sterline sul tetto di Selfridges, a Londra, cucinata da chef Gordon Ramsay riciclando ingredienti finiti in pattumiera. Un’arte che sta conquistando i millenials (anche) italiani che si sono ritrovati a Seed & Chips durante la seconda edizione di Agrogeneration e (soprattutto) quelli britannici che ogni giorno cucinano al motto di trash-to-table (dalla pattumiera alla tavola) o dopo un bel dumpster diving (un salto nel cassonetto). Insomma, gli esempi virtuosi non mancano, l’importante è iniziare che poi la fame (e la coscienza) vien mangiando (meglio).

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