Chiama mamma! Sui papà o "del delegare"

Eleonora Chiais

Un grido di battaglia, un ultimo alito prima della disperazione completa, due parole, semplici, "Chiama mamma!". Riflessioni semi-serie sull'arte della delega del (fu) maschio Alfa (e sulla necessità d'intervenire al più presto).
 

"Chiama mamma!": l'urlo di battaglia dei papà è il sinonimo di una natura inclinazione alla delega ma entrambi i genitori devono combatterlo per lavorare a una collaborazione più sana. © Cathy Yeulet/123rf


Non c'è papà che non ci sia passato, non c'è mamma che non l'abbia vissuto. L'armadio è stracolmo ma (sorpresa!) il cucciolo trova tutto estremamente scomodo. Come fare? "Chiama mamma!". Stessa casa, altra stanza. Il frigo straripa, la dispensa esplode ma il cucciolo si lamenta. Come fare? "Chiama mamma!". Ancora nella planimetria del nido familiare. Bagno. La bimba è arrossata proprio lì sotto, "Papà, brucia qui". Panico. Respiro. Panico. Risposta: "Chiamiamo mamma!".

Alzi la mano chi non ha assistito nel corso della vita ad almeno un exploit paterno sull'arte del delegare e, che li si chiami "mammi" o "nuovi papà", non c'è maschio riprodotto che non si sia mai trovato di fronte al panico dell'indecisione, un panico presto risolto dall'arte della delega. L'arte della delega, d'altra parte, non passa mai di moda e in epoca di papà sempre più presenti, attenti, complici e collaborativi non si può certo pretendere che la rivoluzione estirpi archetipi vecchi come un'era geologica.

Esistono, si sa, alcuni momenti della vita familiare nei quali la mamma è una presenza fondamentale e questo è assolutamente normale perché, oltre alla psicologia e alla biologia, lo dice pure la credenza popolare che "la mamma è sempre la mamma". Ma anche il papà è (pur) sempre il papà e dunque per muoversi nella (bella) direzione della condivisione tra genitori il trucco sta - da un lato - nell'imparare a tirarsi indietro di fronte alla fregola della delega tout court e - dall'altro lato - nell'essere consapevoli dell'impegno anche quando le modalità per raggiungere il risultato non sono esattamente quelle che, da mamme, parevano le più adatte allo scopo.

Quindi? Quindi la parola chiave è ancora una volta "collaborazione". Una collaborazione che, in questo caso, dovrà procedere su due binari paralleli e complementari: da un lato quello delle mamme capaci di aiutare il compagno a diventare papà e dall'altro quello dei papà che, scatenando l'inventiva e aggiungendo un po' di intuizione, potranno impegnarsi nel grido "Chiama mamma" solo per un motivo. Per ricordarle quanto bene le si vuole. E a ringraziare non saranno solo le mamme ma anche (e soprattutto) i bambini, figli di due genitori autonomi ma che, pur essendo (entrambi!) perfettamente in grado di cavarsela da soli hanno deciso di non farlo. Per amore e con amore. D'altra parte la famiglia è questo. O, almeno, questo dovrebbe essere.

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