Estrazione dente del giudizio: consigli per l'intervento

L'estrazione dei denti del giudizio è un vero e proprio intervento chirurgico. Vediamo quando e perché realizzarlo e qualche consiglio per il prima e il dopo l'operazione. 
 

Estrazione dei denti del giudizio: cosa fare? © piksel/123RF

L'estrazione del dente del giudizio è una pratica importante per nulla secondario. Questo intervento chirurgico, per posizione e dimensione, può essere anche complesso e richiedere qualche punto di sutura. Si tratta di una delle operazione ambulatoriali più frequenti: ogni anno, negli Stati Uniti, si estraggono circa 5 milioni di denti del giudizio.
 

Estrarre i denti del giudizio: perché?

Tecnicamente si chiamano terzi molari o ottavi, sono generalmente quattro in tutto e compaiono di solito tra i 17 ed i 25 anni, età in cui credenza vuole che si debba mettere, oltre che il dente, il giudizio. Completando così quella che viene chiamata la dentizione permanente. Il problema è che, prima di tutto, talvolta uno o più denti del giudizio rimangono inglobati nell’osso e nella gengiva, per via della conformazione della mandibola o per l'orientamento del dente. Causando così dolore o anche ascessi, cioè vere e proprie infezioni.
 

La storia dei denti del giudizio

Tutta (o quasi) colpa della dieta primitiva ci spiegano gli esperti. Negli ominidi carni crude o alimenti duri necessitavano mascelle forti, ma usuravano velocemente i denti: ecco perché i denti del giudizio di norma spuntavano senza problemi. L'evoluzione, portandoci alimenti soffici, cotti e morbidi, ha lasciato a questi quattro molari meno spazio. Come anche la nostra predilezione per un riallineamento dei denti.
 

L'estrazione dei denti del giudizio è necessaria?

Quando questa situazione causa dolore, cibo che resta intrappolato tra i denti, infezioni, denti marci o danni agli altri denti, cisti è meglio procedere all'estrazione. Qualche esperto la consiglia anche quando il dente non è del tutto uscito, o sta crescendo storto. Ma diversi organismi di categoria e associazioni mediche (tra cui l'americana Mayo Clinic) ricordano che tra gli specialisti non c'è totale concordanza sulla necessità di procedere con l'estrazione, che è comunque un'operazione chirurgica (con tutto quello che ne consegue), soprattutto quando i futuri ed eventuali disturbi causati dai denti del giudizio non sono ancora evidenti. Le complicazioni non sono frequenti, e sono principalmente dolore, infezioni e (in rarissimi casi) danneggiamento dei nervi.
 

Estrazione dente superiore e dente inferiore 

L’estrazione dei denti del giudizio può essere effettuata in due tempi, a seconda della condizione dei denti. Si predilige, di norma, l’estrazione di un dente superiore e di uno inferiore insieme (quindi si effettua un lato per volta). Il motivo di questa scelta dipende dalle leggi fisiche: il dente superiore è più facile da estrarre poiché per la forza di gravità ha tendenza a trovare il cammino naturale da solo. La sua estrazione è dunque semplice. Il dente inferiore, invece, è spesso in posizione distesa e quindi la sua rimozione è più complicata, così come la guarigione della ferita. Per questi motivi si tende a realizzare l’intervento operando un lato per volta e non i due inferiori insieme e i due superiori insieme. In ogni caso, ogni dentista può decidere come proseguire per l’intervento basandosi sulla struttura e i problemi dentali del paziente.
 

Preparazione all’estrazione dei denti del giudizio 

Trattandosi di un vero e proprio intervento chirurgico anche all’estrazione del dente de giudizio deve seguire ad un’adeguata preparazione del paziente. Questo, seguendo le indicazioni del medico, effettuerà un’adeguata pulizia del cavo orale, essenziale per ridurre sensibilmente ‘eventualità di infezione batterica. Per questo motivo, il consiglio più diffuso è di affiancare all’igiene dentale ordinaria, nei 4 giorni precedenti all’intervento, l’uso di un collutorio disinfettante, a base di clorexidina. Alcuni dentisti possono prescrivere une cura antibiotica prima dell’estrazione per ridurre il rischio di infezione.
 

Dopo l’estrazione del dente del giudizio

All’estrazione del dente (o dei denti) del giudizio seguono alcuni sintomi comuni alla maggior parte dei pazienti. Si tratta in particolare, edema, dolore e gonfiore che può durare fino ad una settimana e sanguinamento gengivale (che di norma sparisce dopo 24 ore dall’intervento).

Dopo l’intervento si consiglia, nelle ore immediatamente successive, l’applicazione di una borsa di ghiaccio avvolta da un panno, sulla mascella. Bisogna, inoltre, dormire con la testa sollevata (utilizzando due o tre cuscini) per alleviare il sanguinamento gengivale e il dolore, assumere farmaci antidolorifici ed azione antinfiammatoria (come ibuprofene) e se necessario un antibiotico in caso d’infezione o a titolo di precauzione. È necessario, infine, lavare i denti e fare sciacqui con un collutorio specifico subito dopo aver mangiato.
 

Cosa mangiare

Nel periodo immediatamente successivo all’estrazione dei denti del giudizio non bisogna fumare, bere alcool, toccale la ferita, masticare cibi solidi, praticare sport. Si consiglia infatti un periodo di riposo dopo l’intervento. In questo periodo si consiglia, inoltre, una dieta a base di cibi soffici (purè, frullati, zuppe e minestre, omogeneizzati, pesce bollito ecc.) tiepidi e mai troppo freddi e di bevande come acqua e socchi di frutti con poco zucchero. Si consiglia di bere molti liquidi al fine di evitare la disidratazione.
 

Le critiche

Di recente il dibattito è stato aperto dal dottor Jay Friedman, ultra-ottantenne specialista nel campo e autore di uno studio, pubblicato dall'American Journal of Public Health, secondo il quale due terzi delle estrazioni dei denti praticate negli Usa, estremamente costose come precisa l'autore, sono avvenute senza una ragionevole causa. C'è da dire che, almeno in Europa, il tema è trattato da tempo. Nel Regno Unito già nel 2000 le Linee giuda per l'estrazione dei denti del giudizio del National Institute for Clinical Excellence invitavano gli specialisti a limitare l'estrazione a casi seri come carie gravi, infiammazioni dell'osso o della gengiva, tumori alla bocca.

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