Harvey Weinstein, Cara Delevingne e le altre: dettagli di uno scandalo

Giulia Vola
  • Una nota modella e attrice italiana denuncia Harvey Weinstein per stupro, Quentin Tarantino fa mea culpa, Lupita Nyong’o fa coming out: le novità dello scandalo di Hollywood.

    Harvey Weinstein, il produttore che adescava le attrici nelle camere d'albergo e chiedendo massaggi tentava avances. © Kika Press


    [Aggiornato il 20/10/2017 alle ore 08.30] Ha 38 anni, è italiana, vive nella California del Sud, è una modella e una nota attrice, è apparsa sulla copertina di Vogue e ha recitato in diversi film, ha dei figli che vuole proteggere dallo scandalo e una dignità che vuole onorare. Per questo ha deciso di denunciare lo stupro che avrebbe subìto da Harvey Weinstein nel febbraio 2013, al Beverly Hills Mr. C hotel, durante l’ottava edizione del Los Angeles, Italia Film, Fashion and Art Festival, di farsi intervistare dal Los Angeles Times ma ha preteso l'anonimato. Con la sua, le denunce di stupro contro il produttore di Hollywood salgono a 6 - di cui due italiane, oltre a quest'ultima, quella di Asia Argento - mentre l'elenco delle prede molestate sfiora la cinquantina.


    Roberto Faenza: almeno 10 attrici le italiane coinolte

    La confessione arriva il giorno dopo l'intervista rilasciata dal regista e sceneggiatore Roberto Faenza che, intervistato da Il Fatto Quotidiano, aveva dichiarato: “Ce ne sono anche altre, almeno una decina tra le attrici italiane che sono state a letto con lui per avere una particina in un suo film. Il che significa che tutti sapevano”. Senza criticare le vittime (lo sport nazionale del momento), Faenza aveva denunciato la “reticenza ad accusare il prepotente che abusava del suo potere in maniera scandalosa” e “l'omertà di questo sistema di hollywoodiano fatto di un opportunismo raccapricciante. Finché Harvey ha fatto comodo nessuno ha parlato”.


    Quentin Tarantino: mea culpa

    Dichiarazioni che, hanno di poco preceduto il mea culpa di Quentin Tarantino, il regista che, con Harvey Weinstein portò al cinema alcuni tra i suoi capolavori, da Le Iene a Pulp Fiction, da Kill Bill a Inglorious Bastards, fino a The Hateful Height. Ebbene, oggi ammette che le voci sul produttore "erano più di un normale rumor, di un normale gossip. Non erano di seconda mano". Anzi: il regista fu anche il fidanzato di Mira Sorvino, l'attrice che in questi giorni non ha avuto paura a raccontare le avance subite. Che, ai tempi, aveva raccontato all'allora fidanzato Quentin: "Ero scioccato e sconvolto. Non potevo crederci ma pensavo che all’epoca Weinstein fosse particolarmente preso, infatuato da Mira". Perciò lasciò correre e perciò oggi si vergogna, e si pente: "Ho minimizzato gli incidenti. Mi rendo conto che qualsiasi cosa dico ora sembra una scusa". Tant'è: "Non ho una risposta sul perché lo ha fatto".


    Scott Rosenberg: tutti sapevamo

    Guarda che caso il mea culpa di Tarantino arriva due giorni dopo il lungo post del regista Scott Rosenberg che con Harvey (e suo fratello Bob) lavorò dal 1994 agli anni Duemila, dando inizio alla sua carriera: “Ero sicuro di aver trovato l’oro. Mi amavano, quei due fratelli, che avevano reinventato il cinema” premette, per poi entrare nel merito: "Tutti sapevano, cazzo. Non che stuprasse. No, quello non l’abbiamo mai saputo..Ma sapevano una storia di comportamenti aggressivi che era piuttosto spaventosa. Sapevamo della fame di quell’uomo; il suo fervore; il suo appetito. Non c’era niente di segreto sulla sua rapacità vorace; come un orco insaziabile uscito dalle favole dei fratelli Grimm. Tutto avvolto in promesse vaghe di ruoli nei film”. A riprova della certezza, scrive: “vi ho visto. E ne abbiamo parlato insieme. Voi, i grandi produttori; voi, i grandi registi; voi, i grandi agenti; voi, i grandi finanzieri. E voi, i capi dei grandi studios rivali; voi, i grandi attori; voi, le grandi attrici; voi, le grandi modelle. Voi, i grandi giornalisti; voi, i grandi sceneggiatori; voi, le grandi rockstar; voi, i grandi ristoratori; voi, i grandi politici. Vi ho visti. Tutti”. Si domanda che cosa avrebbe potuto fare, a chi avrebbe potuto dirlo, si dispiace di essere stato complice, di aver approfittato, come tutti, del magico mondo che Harvey metteva a disposizione. Si scusa con le vittime, precisando che “Il loro coraggio è una lanterna che illumina la mia vergogna.
    E mi scuserò in eterno con tutti quelli che hanno sofferto in silenzio per tutto questo tempo. E hanno scelto di rimanere in silenzio oggi
    ”.

    Insomma, la valanga che ha travolto Weinstein - e pure suo fratello Bob - rischia di azzoppare mezza Hollywood. Che, nel dubbio, corre ai ripari.


    L'espulsione dall'Academy of motion, pictures, arts and sciences

    Tanto per cominciare lo ha espulso dalla Academy of motion, pictures, arts and sciences, l’organizzazione che assegna le statuette, bollandolo come il simbolo della fine di un'epoca (vergognosa). Come infatti precisa il messaggio dell'Academy (la cui carica è a vita, in teoria) “l’espulsione immediata” non è motivata unicamente dal fatto che “vogliamo separarci da qualcuno che non merita il rispetto dei suoi colleghi, ma anche inviare un messaggio: l'era della deliberata ignoranza e della vergognosa complicità in un comportamento sessuale predatorio e di molestie sul lavoro nella nostra industria è finito".


    Polizia ed Fbi indagano su Harvey Weinstein

    Distrutto professionalmente, ora Harvey Weinstein rischia il carcere: la polizia e l'Fbi indagano su eventuali abusi commessi in Europa (in particolare Francia e Gran Bretagna) e pare stiano preparando una pratica per rendere possibile l'estradizione in caso il produttore tentasse la fuga dagli Stati Uniti, magari seguendo le orme di Roman Polanski, accusato di stupro nel 1977. Al momento, travolto dallo scandalo, è ricoverato a The Meadows, il centro di riabilitazione dell’Arizona frequentato, ai tempi, anche da Tiger Woods. L'allarmismo delle autorità è scattato l'11 ottobre, quando il produttore, travolto dallo scandalo e abbandonato da tutti, avrebbe minacciato di suicidarsi durante una lite furiosa con Lily, la figlia maggiore, nei pressi della sua casa di Los Angeles. Atterrita, la figlia avrebbe chiamato la polizia e lui tentato la fuga  apiedi, con i paparazzi che lo inseguivano e a cui avrebbe urlato: "Sto cercando di rimettere le cose apposto, ma non è facile. Tutti sbagliamo, spero di avere una seconda opportunità". Poche ore dopo il rocambolesco tentativo, Harvey Weinstein era all'aeroporto Van Nuys, a bordo di un aereo privato che l'ha portato nel centro.


    Harvey Weinstein: l'ex re di Hollywood

    Fino al 6 ottobre 2017, quando il New York Times ha pubblicato l’inchiesta firmata da Jodi Kantor e Megan Twohey che ha sbattuto "il mostro" in prima pagina, al di fuori di Hollywood in pochi conoscevano Harvey Weinstein. Il 65enne produttore Harvey Weinstein, quello che insieme al fratello Bob - di recente accusato di molestie dalla produttrice della Weinstein Company, Amanda Segel - ha fondato la Miramax Films. Quello che ha prodotto una pellicola da Oscar - Shakespeare in Love - e film che hanno fatto la storia del cinema, da Gangs of New York (candidato alla statuetta) a The Artist, da Il discorso del Re a Django Unchained fino a Pulp Fiction.

    Oggi non solo sanno tutti chi è. Oggi sanno le avances (che definire di cattivo gusto è poco) che ha fatto, negli ultimi 30 anni, alle attrici secondo la regola non scritta del casting couch, il casting sul divano del produttore. Traumatizzate, ricattate e zittite dal potere dell'uomo in grado di distruggere le loro carriere, alla spicciolata, contattate dai reporter di mezzo mondo (dopo il New York Times è arrivato il New Yorker, poi Variety, poi il The Guardian e il Daily Mail e poi c'è chi, come Cara Delenvigne ha confessato tutto su Instagram) hanno messo insieme le loro voci, testimonianze di mezza Hollywood - da Gwyneth Paltrow ad Angelina Jolie, tanto per fare qualche nome -, che raccontano storie simili, di protagoniste agli albori, giovani donne ambiziose, adescate da un produttore potente che, per l'appunto, prima di infilarle nei film voleva farle passare dal suo divano.

    Travolto dalla valanga, Weinstein ha querelato il quotidiano e spiegato il suo comportamento in una lettera: “Vengo dalla generazione degli anni Sessanta e Settanta, quando le regole di comportamento sui luoghi di lavoro erano completamente diverse”, ha scritto, cercando una giustificazione difficile non solo da comprendere ma anche da accettare. Poi si è scusato - “Sono consapevole che il modo con cui mi sono comportato con alcune colleghe in passato ha causato molto dolore e chiedo scusa” - e ha aggiunto di voler intraprendere un percorso terapeutico che, ancora prima di redimerlo, lo metterà di fronte alle conseguenze del suo disastro.  Nel frattempo ha messo in vendita la casa di East Hampton, a New York, per 12.4 milioni di dollari, acquistata appena tre anni fa per 11.4 milioni: non un grande affare ma in qualche modo dovrà pur pagare le parcelle degli avvocati che da quelle parti non sono di certo economici.


    Dalla moglie, Georgina Chapman ai big di Hollywood: Harvey ora è solo

    La moglie, Georgina Chapman, lo ha lasciato, decisa a concentrarsi sui loro due figli “il mio cuore è spezzato - ha dichiarato - per tutte quelle donne che hanno sofferto un dolore tremendo a causa di queste azioni imperdonabili”. Hollywood - da George Clooney a Meryl Streep, passando per Kate Winslet, Jennifer Lawrence, Glenn Close, Julianne Moore e Patricia Arquette - lo ha abbandonato. La stilista Donna Karan, che in un primo tempo l’aveva difeso, è stata travolta dalle critiche al punto da dover fare marcia indietro. La politica, e in particolare modo il partito democratico di cui lui era grande finanziatore, ha parlato per voce di Hillary Clinton, “Scioccata e sconvolta”. Infine la Weinstein Company, la società di produzione fondata nel 2005 insieme al fratello - dopo che entrambi avevano lasciato la Miramax -, lo ha licenziato insieme ad otto del Consiglio di amministrazione, dal momento che (pare) tutti sapevano, tolleravano e coprivano il suo comportamento. Quello di un uomo che pubblicamente si spendeva per i diritti delle donne e in privato le molestava, le ricattava, abusando dei loro corpi e del suo potere. Ecco i dettagli di uno scandalo che fa tremare Hollywood e che dà le dimensioni di quanto il sessismo, ancora, sia nelle maglie della società.


    Oliver Stone, Natalia Aspesi e le voci fuori dal coro

    Controcorrente il regista Oliver Stone, secondo cui "Weinstein è vittima di un sistema di giustizieri". Precisando che "non mi ci sono molto rapportato, non lo conosco veramente", ha invitato chi giudica ad "aspettare fino a che non ci sarà il processo". Stone ha poi aggiunto di aver "sentito storie terribili su tutti i posti di lavoro, ma non voglio commentare i pettegolezzi". Il fatto è che, come ha scritto nero su bianco l'Academy, più che di pettegolezzi si tratta di un costume tipico di un'industria (quella cinematografica) coperto per anni dall'omertà generale.

    Sia come sia, anche Natalia Aspesi la giornalista e scrittrice italiana, ha espresso il suo scetticismo, rilevano, nelle confessioni delle attrici "un’insincerità di fondo. Sono un lamento tardivo. Un coro che non tiene conto della realtà dei fatti". Della (triste) realtà, dei produttori che "hanno sempre agito così. E le ragazze, sul famoso sofà, si accomodavano consapevoli. Avevano fretta di arrivare. E ancor più fretta di loro avevano le madri legittime che su quel divano, senza scrupoli di sorta, gettavano felici le eredi in cerca di un ruolo, di un qualsiasi ruolo". Sia come sia, non è mai troppo tardi per invertire la rotta: Weinstein sarà anche un capro espiatorio di un sistema ma, a volerla vedere come l'Academy, può diventare anche il simbolo di un cambiamento.

     

  • Lupita Nyong’o

    Il premio Oscar Lupita Nyong’o ha confessato le avance moleste in un editoriale sul New York Times. © Kika Press


    Lupita Nyong’o è uscita allo scoperto dalle colonne del New York Times dove il 19 ottobre ha firmato un lungo editoriale, confessando di aver ricevuto anche lei le avance moleste di Harvey Weinstein. "Avevo abbandonato la mia esperienza con Harvey negli incavi della mia mente, entrando a far parte della cospirazione del silenzio che ha permesso a questo predatore di continuare per tanti anni - scrive il premio Oscar per 12 Anni Schiavo -  Mi sono sentita molto sola, all'epoca  dei fatti, e mi sono data la colpa per un sacco di cose, proprio come molte altre donne che hanno condiviso le loro storie. Ma ora che il caso è diventato di dominio pubblico, non ho potuto evitare i ricordi riemersi. Mi sono sentita male, nella centro dello stomaco".

    L'attrice racconta di aver conosciuto il produttore a una cerimonia Berlino, nel 2011, quand'era ancora una studentessa alla Yale School of Drama. "Chi me lo presentò lo descrisse 'il più potente di Hollywood'". Fu messa in guardia da chi conosceva i modi poco galanti del produttore che, fin da subito pretese di essere chiamato per nome, senza troppe cerimonie. Lo descrive come "diretto e autoritario ma anche affascinante. Non mi sentivo a mio agio ma nemmeno allarmata". Qualche tempo dopo la chiamò per invitarla a una proiezione nella sua casa a "Westport, Conn. non lontano da New Haven, dove vivevo ai tempi". Prima andarono a pranzo, lui ordinò una vodka e soda, lei un succo di frutta. Lui insistette perché ordinasse qualcosa di alcolico, lei riuscì ad opporsi. Finito il pranzo andarono a casa, dove c'erano anche i figli, iniziarono a guardare il film ma dopo appena un quarto d'ora Harvey la portò in camera sua, offrendosi di farle un massaggio. Lei declinò l'offerta e, sentendo per la prima volta la paura salirle dentro, si ricordò del corso di Yale sul massaggio per connettere testa, corpo ed emozioni e si offrì come massaggiatrice. Lui accettò e dopo poco disse di volersi togliere i pantaloni. Al che l'attrice decise che era troppo e si avviò alla porta, certa che lui non avrebbe fatto nulla con i figli e il personale di servizio in casa. Prima di uscire lui le propose una parte in una serie della HBO.

    I due s'incontrarono altre volte, sempre in pubblico, finché, a un pranzo, lui le disse che se avesse voluto fare l'attrice, si sarebbe dovuta prestare alle sue voglie. Lei sorrise, sviò il discorso e fece carriera lo stesso.     

    "Ora che ne stiamo parlando, facciamo in modo che non ci sia più silenzio", si augura Lupita, "facciamo sì che questo tipo di comportamento non meriti una seconda chance. Io parlo per contribuire alla fine della cospirazione del silenzio".

  • Lena Headey

    Lena Headey, attrice de Il Trono di Spade, reagì alle avances di Harvey Weinstein e lui non la prese bene. © Kika Press


    In quattro lunghi tweet postati la sera del 17 ottobre, Lena Headey, l’attrice volto di Cersei Lannister ne Il Trono di Spade ha fatto il suo coming out rivelandosi l’ennesima preda dell’insaziabile produttore hollywoodiano Harvey Weinstein. Scrive che il primo incontro è avvenuto durante la Mostra del Cinema di Venezia, nel 2005, durante la proiezione di The Brothers Grimm di Terry Gilliam. “A un certo punto Harvey mi ha chiesto di fare una passeggiata sulla spiaggia, l’ho seguito, poi si è fermato e ha fatto commenti e gesti sconvenienti. Semplicemente ho riso, ero genuinamente scioccata. Ricordo di aver pensato che fosse uno scherzo e di aver detto qualcosa come ‘oh, andiamo compagno?!?? Sarebbe come baciare mio padre, andiamo a bere qualcosa, torniamo dagli altri”, cercando di sdrammatizzare la situazione. Nel secondo tweet l’attrice fa una premessa al secondo incontro, qualche anno dopo, a Los Angeles. “Ero convinta che non non ci avrebbe provato di nuovo, non dopo che avevo riso dicendogli ‘mai, nemmeno tra un milione di anni’. Credevo rispettasse il mio confine e che volesse parlarmi solo di un potenziale lavoro”. Nel terzo tweet descrive la piega storta che prese la situazione: come di consueto il produttore la invitò a colazione, in un primo tempo parlarono di lavoro, poi lui iniziò a interessarsi della sua vita privata. Lei provò a riportare la discussione verso argomenti meno personali e lui andò alla toilette. Quando tornò le disse: “Andiamo in camera, voglio darti un copione”. L’attrice ricorda la paura provata salendo in ascensore, perciò gli disse: "Non sono interessata a niente oltre al lavoro, per favore non pensare che sia salita in ascensore con con te per qualsiasi altro motivo. Quindi ti prego, non pensare che io stia venendo per altre ragioni, non succederà nulla”. Lena “non sa dove trovò la forza di dire quelle parole” che Weinstein non gradì per nulla. “Rimase in silenzio per un po', furioso - scrive nel quarto e ultimo post -. Siamo usciti dall'ascensore e siamo andati verso la sua stanza. La sua mano era sulla mia schiena, mi spingeva avanti senza dire una parola e mi sono sentita completamente impotente. Ha provato ad aprire la porta ma la sua chiave non funzionava, quindi si è davvero arrabbiato". A questo punto ha riaccompagnato la Headey in ascensore, poi all'uscita dall'hotel, “stringendo con forza il mio braccio. Pagò il taxi e mi ha sussurrato nell'orecchio 'Non dire niente di tutto questo, nemmeno al tuo manager o al tuo agente'. Sono salita in macchina e ho pianto".

  • Samantha Panagrosso

    La modella italiana Samantha Panagrosso subì le molestie di Harvey Weinstein a bordo di uno yacht, nel 2003. © YouTube


    Samantha Panagrosso descrive Harvey Weinstein “un uomo disgustoso”. Intervistata dal The Mail on Sunday, la modella italiana oggi 44enne ha raccontato le “avance pesanti e volgari” subite dal produttore in occasione del Festival di Cannes del 2003, a bordo di uno yacht. “Era seduto accanto a me - ha spiegato - e senza preoccuparsi degli altri ospiti ha fatto mi ha rivolto avance volgari”. Per nulla interessata, la modella cercava di ignorarle: lui le diceva “ti farò diventare una star, ma a me non interessava un futuro da attrice”. Tuttavia, le risposte non spaventavano il produttore che, anzi, “sembrava eccitarsi ancora di più”. All’improvviso,  si mise a quattro zampe e disse a tutti: “‘Guarda, sono il cane di Sam’. Tutti ridevano, ma io mi sentivo profondamente a disagio”. Incurante, Weinstein proseguì e, vantandosi di aver dormito con diverse star hollywoodiane, racconta ancora la modella, chiamò nel cuore della notte Nicole Kidman, invitandola a bordo: “lei accettò, andarono a farsi una passeggiata e quando tornarono - aggiunge la Panagrosso - disse che si erano baciati”. Senza entrare nel merito di ciò che accadde tra i due, secondo la modella la velocità con cui la Kidman arrivò, “dimostra quanto lui fosse potente. Nel mondo del cinema era il burattinaio”.

    Il secondo tentativo, invece, andò in scena qualche notte dopo: lei si era sentita poco bene e si era ritirata in cabina, poco dopo lui bussò, con dell’olio per massaggiare i bambini e delle medicine: “Non potevo credere alla sua arroganza. Mi ha buttato sul letto e mi ha messo le mani sui seni: cercavo di spingerlo via ma lui era troppo grosso”. Alla fine la modella si liberò e quando raccontò l’accaduto agli amici le risposero: "È Harvey: tutti erano complici”. Tuttavia, dopo tanti anni di “squilibrio tra il potere degli uomini e delle donne  in tanti ambiti”, ora, si augura la modella, “facendosi forza, unite, le donne possono iniziare a fare la differenza”.

  • Cara Delevingne

    La top model e attrice Cara Delevingne ha rivelato su Instagram le avances di Harvey Weinstein. © Kika Press


    Alla spicciolata, dopo le inchieste che hanno travolto Harvey Weinstein, le donne vittime delle sue molestie si fanno avanti. Tra loro c’è anche la top model e attrice Cara Delevingne che, in un lungo post su Instagram illustrato dalla scritta “Non vergognarti della tua storia, ispirerà altre”, descrive quanto subito: “Quando ho iniziato a lavorare come attrice ero impegnata con un film e ricevetti una chiamata da Harvey Weinstein che chiedeva se fossi andata a letto con una delle donne con cui ero stata fotografata sui media. Fu una telefonata molto strana e spiacevole. Non risposi a nessuna delle sue domande e mi affrettai a chiuderla, ma prima di riagganciare mi disse che se ero gay o decidevo di stare con una donna, specialmente in pubblico, non avrei mai avuto un ruolo da donna etero e non ce l'avrei mai fatta a Hollywood". Non pago, il produttore noto come il Re di Hollywood (ormai ex), lasciò passare un po’ di tempo e tornò all’attacco: “Un anno o due dopo - continua la Delevingne -, lo incontrai nella lobby di un hotel con un regista, per parlare di un film che doveva uscire. Il regista se ne andò e Harvey mi chiese di rimanere e parlare con lui. Appena fummo da soli iniziò a vantarsi delle attrici con cui era andato a letto e di come avesse dato il via alle loro carriere e parlò di altre cose inappropriate di natura sessuale". Come suo solito, Weinsten la invitò a salire in camera, lei declinò l’offerta, decisa ad andarsene, ma le cose andarono diversamente perché fuori dall'hotel non c’era nessuna macchina ad attenderla, “disse che non sarebbe arrivata per un po' e che sarei dovuta andare nella sua stanza. In quel momento mi sentii impotente e impaurita, ma non volevo comportarmi in quel modo, sperando di sbagliarmi sulla situazione". Così salì e in camera trovò un’altra donna: "Ci chiese di baciarci e lei iniziò a fargli della avances". Cara si alzò di scatto, cercando un diversivo, “gli chiesi se sapesse che sapevo cantare. Iniziai a cantare pensando che avrei reso la situazione migliore, più professionale, come un'audizione. Ero così nervosa. Dopo avere cantato gli ribadii che dovevo andarmene. Mi accompagnò alla porta e mettendosi di mezzo provò a baciarmi sulle labbra. Lo fermai e riuscii ad andarmene dalla stanza". Morale: “Ho avuto la parte per il film e ho sempre pensato che mi sia stata ha dato a causa di quello che è successo. Da allora mi sono vergognata per aver fatto il film. Mi sembrava di non meritare la parte”. Insomma, conclude Cara: “Ho esitato molto a parlare…non volevo fare male alla sua famiglia. Mi sentivo colpevole come se avessi fatto qualcosa di sbagliato. Ero terrificata dall'idea che queste cose fossero successe a così tante donne che conosco, ma nessuna avesse detto nulla per paura".

  • Léa Seydoux

    Léa Seydoux fu importunata da Harvey Weinstein durante la produzione di Spectre. © Kika Press


    L’attrice francese Léa Seydoux ha scelto il quotidiano britannico The Guardian per raccontare le molestie di Harvey Weinstein subite ai tempi della produzione di Spectre: “Ci siamo incontrati nel lobby del suo hotel. La sua assistente, una giovane donna, era lì. Durante tutta la serata, lui ha flirtato con me e mi guardava come fossi un pezzo di carne. Si comportava come se mi stesse considerando per un ruolo, ma sapevo che erano cazzate. Lo sapevo perché lo vedevo nei suoi occhi. Aveva uno sguardo lascivo. Stava usando il suo potere per avere del sesso”. La situazione degenerò quando l’assistente se ne andò: “Ha iniziato a perdere il controllo, stavamo parlando sul divano, poi mi è saltato addosso e ha provato a baciarmi. Io mi sono dovuta difendere. Lui è grosso e grasso, quindi ho dovuto usare la forza per resistere. Sono andata via dalla sua stanza, assolutamente disgustata. Non avevo paura di lui comunque. Perché sapevo che tipo di uomo fosse”. Frecciata che la Seydoux lancia a chi, in questi giorni, è caduto dalle nuvole: “Tutti sapevano chi era Harvey e nessuno ha fatto nulla… per decenni”.

  • ​​​​​​​Eva Green

    La madre dell'attrice Eva Green ha raccontato in radio le avances subite dalla figlia. © Kika Press


    A parlare per nome e conto della Bond Girl Eva Green è la madre, Marlene Jobert, durante un’intervista radiofonica. “Si è comportato con lei come con tutte le altre, seguendo il copione: con il pretesto di una riunione di lavoro per discutere una sceneggiatura e una bella parte per lei”. Il fatto è che “il suo ufficio era nella stanza dell’hotel, Eva l’ha seguito e poi è andata nello stesso modo: lui che ci ha provato, lei che è riuscita a fuggire e la carriera minacciata”.

  • Claire Forlani

    Claire Forlani subì in 5 episodi le avance di Harvey Weinstein. © Kika Press


    Claire Forlani, l’attrice diventata famosa nel 1998 per il suo ruolo in Vi presento Joe Black, che due anni dopo ha recitato in Boys and Girls - Attenzione: il sesso cambia tutto, il film prodotto dalla Miramax, dice di essere sfuggita ben 5 volte dalle avance di Harvey Weinstein. Episodi spiacevoli, vissuti quand’era appena 25enne e poi archiviati nel cervello. Le prime due volte andarono in scena al Peninsula Hotel, sempre secondo il copione: il pretesto di una riunione di lavoro, la proposta di fare un massaggio, le avance, le fughe. "Mi ricordo - ha spiegato Forlani - che mi aveva detto che si era preso cura di tutte le attrici che avevano dormito con lui". La Forlani, tuttavia, non si fece abbindolare.

  • ​​​​​​​Gwyneth Paltrow

    Quando subì le molestie di Harvey Weinstein, Gwyneth Paltrow aveva 22 anni. © Kika Press


    Ero una ragazzina, ero appena stata assunta, ero pietrificata”, ha raccontato al New York Times Gwyneth Paltrow, ricordando l’orrore vissuto quando aveva 22 anni e ad Hollywood era un volto sconosciuto tra tanti. Era il 1996, Harvey Weinstein l’aveva da poco scritturata per Emma, la pellicola prodotta dalla Miramax: l’incontro avvenne in un hotel di Hollywood. La Paltrow - convinta di essere invitata a un pranzo con altri collaboratori - si ritrovò nella camera del produttore che le chiese un massaggio. Riuscì a scappare, raccontò l’accaduto a Brad Pitt, ai tempi il suo fidanzato che non esitò ad affrontare il produttore, intimandogli di non toccare mai più Gwyneth. Risultato: Weinstein si scagliò con l’attrice, “fu una cosa brutale”, racconta oggi lei, ricordando l’ordine a tapparsi la bocca. Lei ci provò e due anni dopo, sul red carpet di Shakespeare in Love (il film che la lanciò e accreditò la statuetta al produttore) posò al suo fianco, sorridente fuori, gelida dentro.

  • Angelina Jolie

    Anche Angelina Jolie subì le moleste di Harvey Weinstein in gioventù, da allora non lavorò mai più con lui. © Kika Press


    Ho ricevuto avances non desiderate, e respinte, in una stanza d’albergo”, ha dichiarato Angelina Jolie in una email al New York Times. Accadde nel 1998, ai tempi della distribuzione di Scherzi del cuore, pellicola che le tributò il National Board of Review Award come Miglior performance rivelazione femminile. “Come risultato - ha aggiunto l’attrice -, smisi di lavorare con lui e consigliai altri a non farlo. Questo comportamento verso le donne in qualsiasi campo, in qualsiasi Paese è inaccettabile”.

  • Mira Sorvino

    Mira Sorvino subì avances da Harvey Weinstein in due occasioni. © Kika Press


    Mira Sorvino, attrice in diversi film prodotti da Harvey Weinstein, ha raccontato al New Yorker le molestie subite al Toronto International Film Festival, nel settembre del 1995, quando si è ritrovata in una camera d'albergo con il produttore in occasione di Mighty Afrodite, il film che stava per promuovere vincitore poi di un Academy Award. "Ha iniziato a massaggiare le mie spalle, mi sentivo molto a disagio, poi ho cercato di più, mi ha inseguito" ma l’attrice è riuscita a fuggire. Qualche settimana più tardi, intorno a mezzanotte, il telefono della Sorvino squillò: era Weinstein che le diceva di avere nuove idee per il marketing del film e le chiedeva un incontro. Lei gli propose una cena ma lui le disse che stava arrivando al suo appartamento e riattaccò. "Mi sono spaventata" racconta ora, chiamò un amico chiedendogli di venire e fingere di essere il suo fidanzato. Purtroppo, Weinstein suonò il suo campanello per primo. “Harvey riuscì a a bypassare il mio portiere. Ho aperto la porta terrorizzata, con in braccio il mio chihuahua, come se fosse bastato a proteggermi”. Quando gli disse che stava arrivando anche il suo fidanzato il produttore se ne andò. Restia a raccontare questa storia per paura delle ritorsioni, la Sorvino ha precisato di avere “grande rispetto per Harvey come artista e gli sono debitrice, a lui e a suo fratello per aver contribuito al mio successo, l'Oscar”. Inoltre, ha aggiunto di aver avuto contatti professionali successivi “all’incidente” e di essere amica di suo fratello, Bob Weinstein, di tutt’altra specie.

  • Ashley Judd

    Ad Ashely Judd, Harvey Weinstein chiese di guardarlo mentre si faceva una doccia.


    Nel 1997, l’attrice Ashley Judd fu invitata da Harvey Weinstein al Penisola Beverly Hills hotel. Doveva essere una colazione di lavoro e invece lui l’attendeva in camera, l’accolse in accappatoio e le chiese di guardarlo mentre si faceva una doccia. Lei si rifiutò, lui suggerì un massaggio, le sfiorò la spallina e tutto ciò che lei riusciva a pensare era: “Come posso uscire dalla stanza il più velocemente possibile senza inimicarmi Harvey Weinstein?".

  • Lucia Evans

    Lucia Evans fu costretta ad un rapporto di sesso orale con Harvey Weinstein. © Kika Press


    Quando Lucia Evans subì le molestie di Harvey Weinstein si faceva chiamare ancora con il suo nome di battesimo, Lucia Stoller, era all’ultimo anno del Middlebury College e sognava un futuro da attrice. Lo incontrò nel 2004, al Cipriani Upstairs, un club di New York e gli lasciò il suo numero di cellulare. Lui la chiamò a tarda notte, chiedendole un appuntamento. Lei rifiutò, rimandando l’incontro al giorno successivo. Quando alla fine riuscirono a vedersi, l’aspirante attrice percepì fin da subito la potenza del produttore. “Esercitava un controllo tangibile. Anche la sua presenza era intimidatoria”. Non nel senso canonico, però: "mi ha immediatamente lusingato, mi ha spaventato e mi ha fatto sentire a disagio con me stessa”. Dopo averle esposto alcuni film in produzione ed altri in programmazione, “mi ha aggredito, mi ha costretto a fare del sesso orale”. Di fronte al suo rifiuto ha tirato fuori il pene dai pantaloni e l’ha presa per la testa. Lei si è divincolata, "ho provato a scappare, ma forse non ho provato abbastanza. Non volevo sconfiggerlo né combatterlo: è grande e grosso e alla fine mi ha sopraffatto. E questa è la parte più orribile, che hanno subito molte donne: rinunciare a lottare e poi sentirsi in colpa". Il giorno dopo lui si è comportato come se nulla fosse successo. Lucia ricevette le sceneggiature e iniziò a ricevere anche telefonate notturne dal produttore che, infine, le spiegò che tutto ciò che era successo, era la routine. “Ho infilato l’incidente in una parte del mio cervello e ho chiuso la porta”, ha dichiarato la Evans che, tuttavia, ne ha subito le conseguenze per anni, rovinando rapporti e continuando ad avere incubi notturni. Che, tutt’oggi, si ripresentano.

  • Rosanna Arquette

    Rosanna Arquette subì le avances di Harvey Weinstein al Beverly Hills Hotel, all'inizio degli Anni Novanta. © Kika Press


    Una sera agli inizi degli anni Novanta, l'attrice Rosanna Arquette doveva incontrare Weinstein per cena al Beverly Hills Hotel. Dovevano discutere la sceneggiatura di un nuovo film, in teoria. Arrivata all'hotel, le dissero che il produttore l’attendeva di sopra, nella sua stanza. Quando le aprì l’accolse in accappatoio. Le disse di avere male al collo, che aveva bisogno di un massaggio. “Poi afferrò la mia mano" racconta l’attrice e la posò sul suo collo. Lei la ritirò, lui l’afferrò di nuovo e la tirò verso il suo pene, visibile ed eretto. “Avevo il cuore a mille. Non sapevo se lottare o fuggire. Gli ho risposto che non l’avrei mai fatto”. Lui le rispose che respingerlo significava commettere un enorme errore, lei ribadì "Non sarò mai quella ragazza" e se ne andò. Le conseguenze, però, sono arrivate: “Per anni mi ha reso la carriera molto difficile". A cominciare dalla piccola parte che le ha ritagliato in Pulp Fiction.

  • Asia Argento

    Asia Argento subì per 5 anni le violenze "onanistiche" di Harvey Weinstein. © Kika Press


    Oltre all’inchiesta del New York Times, c’è quella del New Yorker. Che svela altri nomi, tra cui quello di Asia Argento: era il 1997, aveva 21 anni, era impegnata sul set di B. Monkey - Una donna da salvare, distribuito da Miramax e uscito in sala nel 1999. Per lei, Weinstein sceglie un altro approccio: i due sono in Costa Azzurra, lui la invita all'hotel di Cap-Eden-Roc, dove ci sarebbe dovuto essere un party della Miramax. Peccato che, una volta arrivata, l’attrice si ritrovi da sola con lui, vestito con il solito accappatoio e la solita richiesta: ho bisogno di un massaggio. “Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato, era gigante. Non si è bloccato, era un incubo”. Asia Argento subisce la violenza, fatta di rapporti "onanistici”, che va avanti per i 5 anni successivi. "Mi sentivo obbligata”, ha spiegato, ricordando la paura di veder naufragare la sua carriera. "Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile - ha aggiunto - perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata. Ma non l'ho fatto".

    Non solo: secondo l’attrice, in Scarlet Diva il produttore ha voluto inserire una scena - postata su Twitter - che riproduce la violenza subita. Il diretto interessato, dopo essersi riconosciuto, si sarebbe scusato ma i suoi legali hanno chiarito che “nega decisamente qualsiasi accusa di sesso non consensuale”.

    Investita dalle polemiche e dal “victim blaming” per aver denunciato le molestie subite (perfino dall'ex marito Morgan secondo cui, stando a quanto riferito da Sgarbi, “non ha mai percepito nessun lamento da parte di lei, mi ha riferito che lei era soddisfatta delle prestazioni”) lascia il suo Paese. “Tornerò in Italia in vacanza. Non vado via subito, ci vorrà un po’ di tempo per organizzarmi, ma non vedo cosa ci sto a fare in Italia adesso, tornerò quando le cose miglioreranno per combattere le battaglie con tutte le altre donne”. L’annuncio durante l’intervista con Bianca Berlinguer, in onda a #Cartabianca, in cui l’attrice ha (ri)raccontato le molestie e la valanga che l’ha travolta quando le ha denunciate.

  • Ambra Battilana Gutierrez

    Ambra Battilana Gutierrez ha denunciato Harvey Weinstein fornendo alla polizia una registrazione audio delle molestie. © Kika Press


    Nell’elenco delle prede di Harvey Weinstein c’è anche Ambra Battilana Gutierrez, la modella italo-filippina implicata anche nello scandalo del Bunga Bunga. Ciò che ha subito è impresso in una registrazione audio che risale al 2015 diffuso dal New Yorker dove si sente la voce di lui deciso ad avere un rapporto sessuale. I due sono al Tribeca Film Center di New York, lui le afferra il seno, cerca d’infilarle una mano sotto la gonna, lei lo allontana dicendo “mi sento davvero a disagio”, “per me non è normale”, “no, non voglio”. Riesce a scappare e corre a denunciarlo alla polizia. Secondo indiscrezioni pare che prima la modella abbia tentato una negoziazione.

  • Rose McGowan

    Rose McGowan ha denunciato su Twitter la vergogna del silenzio che protetto le molestie di Harvey Weinstein. © Kika Press


    Anche Rose McGowan, l’attrice protagonista della serie tv Streghe e della saga Grindhouse, è una delle vittime di Harvey Weinstein. Scoppiato il caso, ha postato su Twitter una foto di lei da giovane e cinguettato: “Questa è la ragazza che è stata vittima di un mostro. Questa è la ragazza che avete coperto di vergogna con il vostro silenzio”. Un silenzio contro il quale si scagliava con rabbia qualche giorno prima: “Donne di Hollywood, il vostro silenzio è assordante”.

  • Judith Godrèche

    Judith Godrèche fu abbordata da Harvey Weinstein al Festival di Cannes del 1996. © Kika Press


    Quando, durante il Festival di Cannes del 1996, Judith Godrèche ricevette un invito a colazione, non aveva idea di chi si nascondesse dietro Harvey Weinstein. Lei, che era già una star in Francia, protagonista di Ridicule, la pellicola che apriva la kermesse e che la Miramax aveva appena acquistato, accettò, pensando che il produttore volesse discuterne. S’incontrarono all'Hotel du Cap-Eden-Roc, c’era anche un’altra produttrice della Miramax che, però, li lasciò soli dopo poco. Fu allora che lui la invitò a salire in camera, sempre con la scusa di discutere del marketing del film. "Sono stata così ingenua e impreparata”, racconta oggi l’attrice. Arrivati in stanza lui tirò fuori il solito pretesto del massaggio, lei si rifiutò. “Lui si avvicinò, mi strinse a sé e cercò di levarmi il maglione”. Riuscì a divincolarsi e a scappare dalla stanza. In cerca di consigli, l’attrice contattò la collega della Miramax che le consigliò di non dire nulla, così da non danneggiare l’uscita del film. "Hanno messo il mio volto sul manifesto", riflette, amara, oggi. “Era Miramax, non si poteva dire nulla”. Da allora la Godrèche ha recitato in film in Francia e negli Stati Uniti: “Negli anni ho cercato di fare pace con l’accaduto, di negoziare con me stessa, di fingere che non fosse mai accaduta". Come tante ha continuato ad avere rapporti amichevoli con Weinstein.

  • Katherine Kendall


    "Benvenuta nella famiglia Miramax", disse Harvey Weinstein a Katherine Kendall nel 1993, quando lei aveva solo 23 anni. Dopo una riunione organizzata dal suo agente, lui le sottopose alcune sceneggiature, tra cui quella per Beautiful Girls, poi la invitò ad un cinema vicino al Lincoln Center di Manhattan e poi le chiese se potevano passare dal suo appartamento per recuperare qualcosa, invitandola a salire. Katherine era nervosa, ma era pieno giorno e quando vide le foto di sua moglie appese sul muro si rilassò. “All’inizio fu professionale: mi offrì da bere, parlammo di film, d'arte e di libri per circa un'ora. Pensavo: mi prende sul serio”. Poi lui andò in bagno e al suo ritorno le chiese un massaggio dicendole: "Tutte lo fanno". Lei si rifiutò, lui uscì e si ripresentò nudo. “Mi ha letteralmente inseguita”, ricorda lei, che tentò di scappare. "Non mi lasciava passare, non riuscivo a raggiungere la porta". Alla fine ci riuscì ma la sua carriera finì in quel momento. "Se ciò che serve è questo - pensò ai tempi -, non posso farlo". 

  • Dawn Dunning


    Nel 2003 Dawn Dunning aveva 24 anni ed era una giovane promessa con tanta voglia di emergere. Recitava in piccole parti, frequentava la scuola di design, si manteneva facendo la cameriera in una discoteca dove, una sera, incontrò Harvey Weinstein. Lui fu amichevole e professionale, le propose una provino per la Miramax, poi la invitò a pranzo e poi a cena per parlare di film e, in un occasione per darle i biglietti (per lei e per il suo fidanzato) per uno spettacolo a Broadway. Un giorno, però, fu contatta dal suo assistente che la convocò per un pranzo con Weinstein in un hotel di Manhattan. Arrivata sul posto lo attese al ristorante ma le fu detto che lui era impegnato in una riunione, che avrebbe tardato e che lo avrebbe potuto attendere in camera. Lì trovo Weinstein in accappatoio, seduto dietro a un tavolo coperto di carte. Le disse che erano i contratti per i suoi prossimi tre film e che lei avrebbe potuto firmarli solo a una condizione: doveva fare sesso a tre con lui. Lei rise, pensando che fosse uno scherzo; lui si arrabbiò. "Non farai mai strada in questo mondo” racconta lei, riportando le frasi di lui, che aggiunse: “Così funziona l'azienda".

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