Lucía Pérez, l’argentina stuprata e impalata a 16 anni

Giulia Vola

Lucía Pérez Montenero, 16 anni, è stata drogata, stuprata, torturata, impalata e poi uccisa da due uomini. È successo a Mar de La Plata, in Argentina, un paese dove ogni 30 ore una donna viene uccisa.

Dopo la morte di Lucía Pérez in migliaia hanno manifestato al grido di NiUnaMenos. © YouTube

È tanto doveroso quanto difficile confortarsi con la fine che ha fatto Lucía Pérez, 16enne argentina. L’hanno ritrovata lo scorso 8 ottobre, morta. Qualcuno l’ha abbandonata davanti all'ospedale di Mar de La Plata. Lì per lì sembrava non avesse subito violenza ma la verità che ha rivelato l’autopsia ha scosso un Paese e non solo: Lucia è stata drogata fino a perdere i sensi con cannabis e cocaina, poi stuprata più volte da almeno due uomini, quindi torturata e infine impalata.

In tutta la mia carriera - ha commentato il pubblico ministero Maria Isabel Sanchez - non ho mai visto una cosa del genere sono mamma di una bambina, non riesco a dormirci la notte”. Un delitto atroce per cui sono già scattate le manette: Juan Pablo Offidani, 41 anni e Matias Farias, 23 - spacciatori noti alle forze dell'ordine - sono stati accusati di aver stuprato e ucciso la giovane mentre un 61enne, fermato in un secondo tempo, è sospettato di aver contribuito al tentativo di nascondere i segni della violenza lavando e rivestendo il cadavere della 16enne. 

Se l’ennesimo femminicidio ha sconvolto l’Argentina dove ogni 30 ore una donna viene uccisa da un uomo - tanto che nel fine settimana migliaia di persone si sono riversate in piazza nella manifestazione al grido di #NiUnaMenos (Non una di meno), l’hashtag nato all’indomani della morte della 14enne Chiara Parez, colpevole di essere rimasta incinta e per questo picchiata e sepolta viva dal compagno - non sono mancate le polemiche sessiste in stile Melito.

Per la serie: Lucía conosceva gli stupratori, da loro aveva comprato droghe. Al di là del condizionale - che è d’obbligo -, l’obiezione, difronte a tanta barbarie è barbara. Ed è in questo clima che il padre di Lucia ha denunciato di aver subito intimidazioni e minacce. Un clima che deve cambiare in tutto il mondo, al grido di #NiUnaMenos.

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