Most Beautiful Island, il thriller intimo di Ana Asensio

Letizia Rogolino

Ana Asensio scrive, dirige ed interpreta la sua opera prima, Most Beautiful Island, presentata in anteprima al Torino Film Festival nella sezione After Hours.
 

Ana Asensio in Most Beautiful Island.


Spesso nei film e nei documentari New York è descritta come una massa informe di persone che si muovono veloci tra le strade della città, o aspettano che scatti un semaforo per correre verso la propria destinazione. 

In Most Beautiful Island la camera cerca vorticosamente qualcuno nella folla brulicante e cosmopolita della Grande Mela, inseguendo delle ragazze random per cercare di capire chi sono e dove stanno andando, fino a concentrarsi su Luciana. Interpretata dalla stessa Ana Asensio che ha firmato anche la sceneggiatura del film, questa ragazza spagnola vive a New York cercando di pagare l’affitto con una serie di umili lavori part time. Nonostante i suoi sforzi però la vita dell’immigrato nella città che non dorme mai, si rivela davvero difficile. La sua amica Olga sembra venirle in aiuto, proponendole di andare ad una festa al suo posto per un lavoro pagato bene, che non prevede altro che essere guardata mentre indossa un abito nero e delle scarpe con il tacco alto. Il bisogno di soldi non spinge Luciana a fare molte domande e, giunta a questa ipotetica festa in uno scantinato del Chelsea, la situazione diventa inquietante e grottesca.


L'immigrazione kubrickiana a New York

Most Beautiful Island.

Immerso in un’atmosfera kubrickiana, Most Beautiful Island è un thriller psicologico che disturba nell’intimo lo spettatore, che non crede possibile che la storia sia ispirata a fatti realmente accaduti, come sottolineano i titoli di testa. Ana Asensio scava negli angoli bui della condizione degli immigrati negli Stati Uniti, senza assicurazione sanitaria e facili prede della giungla di una città come New York, che nasconde realtà perverse e tiranne. Bisogna sopravvivere alle minacce di quel paesaggio urbano e riconoscere i propri limiti nel rispetto della dignità personale. Con un registro in bilico tra il documentario e il film di finzione, la Asensio propone una regia che si sofferma sui dettagli e ama le inquadrature strette e invadenti. I personaggi coinvolti sono come gli insetti che spesso invadono lo schermo. Lottano per non essere schiacciati da coloro che detengono il potere, in un’ambientazione metropolitana e perversa.


Un thriller psicologico e metropolitano

Most Beautiful Island è una visione coraggiosa giocata sulle attese e sulla creazione graduale della suspance, in cui il mistero guida la tensione e incuriosisce lo spettatore che vuole scoprire la verità. Nello stesso tempo è un film che lascia l’amaro in bocca e ha bisogno di essere metabolizzato perché, pur dicendo qualcosa, non convince pienamente il modo di dirla. Frantumare il sogno americano, tuttavia, sembra essere lo scopo principale dell'autrice che aggiunge comunque qualcosa di interessante al panorama cinematografico indipendente americano.

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