La Battaglia dei Sessi, una partita di tennis per cambiare il mondo

Letizia Rogolino

Dopo la tenera e rocambolesca corsa on the road di "Little Miss Sunshine" e l’amore surreale nato sui tasti della macchina da scrivere di "Ruby Sparks" i registi Jonathan Dayton e Valerie Faris tornano con "La Battaglia dei Sessi".
 

Steve Carrell e Emma Stone nel film La Battaglia dei Sessi. © 20th Century Fox


La Battaglia dei Sessi, l'ultimo film di Jonathan Dayton e Valerie Faris, sarà nelle sale italiane dal 19 ottobre e sembra allontanare i registi dallo stile personale che ha caratterizzato le loro opere precedenti (Little Miss Sunshine a Ruby Sparks), portandoli a realizzare un film abbastanza canonico, soffocato da una struttura troppo classica per toccare il cuore.
 

Una partita di genere

Quando si prova a raccontare una storia vera il rischio di cadere nella banalità è sempre dietro l’angolo. La Battaglia dei Sessi si concentra sulla leggendaria partita di tennis tra Bobby Riggs e Billie Jean King, avvenuta il 20 Settembre del 1973. Non si tratta di un semplice incontro sportivo, ma di una sfida tra il genere maschile e il genere femminile, in un periodo in cui l’uguaglianza è ancora una chimera e il movimento femminista prova a diffondere l’idea che il posto giusto per la donna non è solo la cucina o la camera da letto. Vi è una disparità di retribuzione e di prestigio tra i giocatori professionisti uomini e donne, e questo deve cambiare.

Così il numero uno del ranking maschile, maschilista convinto, sfida la numero uno del tennis femminile per dimostrare al mondo la sua verità. Dallo scontro verbale durante le conferenze stampa e sui giornali, tutto si gioca poi sul campo da tennis tra un dritto, un rovescio e la speranza di poter cambiare il mondo.
 

Due protagonisti affascinanti

Emma Stone e Andrea Riseborough protagoniste della pellicola. © 20th Century Fox

Emma Stone interpreta Billie Jean King, una donna forte e determinata con la racchetta in mano, ma fragile e confusa quando deve affrontare se stessa e le sue emozioni. Un amore inaspettato e “proibito” secondo l’opinione pubblica, le sconvolge la vita, aprendole gli occhi su una realtà diversa.

E il film si arricchisce di molteplici linee narrative, delineando un dramma sportivo contaminato da visioni politiche e sociali che raccontano non solo l'atleta, ma anche la futura paladina della lotta per i diritti gay dagli anni ’70 ad oggi.

Steve Carell regala, da parte sua, una performance ironica e divertente nei panni dell’eccentrico Riggs, un giullare amante delle scommesse che rischia di perdere la sua famiglia per un carattere autodistruttivo. L’idea di sfidare le tenniste donne, fiero di essere un “maiale maschilista” come lui stesso si definisce, gli regala un momento di gloria che dura troppo poco.
 

Il tennis c'è ma non si vede

Trentamila spettatori presenti nello Houston Astrodome assistono ad un evento senza precedenti, in cui si respira una forte competizione ma anche una voglia di riscatto. Ma, prima di arrivare a quel momento, il film sembra dimenticare il tennis, per lasciare spazio ai problemi personali dei protagonisti. L’amore, l’ombra di un possibile scandalo, e l’organizzazione della resistenza per una rivincita in rosa, lasciano il tema dello sport ai margini per una sorta di romanzo rosa poco convincente.

La sceneggiatura è ironica e lineare, ma anche ripetitiva e retorica. Si potevano tagliare molte scene superflue e i registi dovevano optare per una loro visione di questo avvenimento seguito a livello globale. La Battagli dei Sessi, insomma, è un film in cui brillano sicuramente i due protagonisti che confermano il talento che già conosciamo bene, ma la messa in scena e lo stile del racconto risultano poveri di creatività e non riescono a coinvolgere lo spettatore a livello emotivo.

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