Suburbicon, il nuovo film di George Clooney, travolge Venezia

Eva Carducci

L'ultimo film di George Clooney, Suburbicon, analizza la società americana odierna. Tra i protagonisti Julienne Moore e Matt Damon. La nostra recensione.
 

George Clooney, Julienne Moore e Matt Damon presentano Suburbicon alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. © Kika Press


La 74esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia ha accolto con entusiasmo il nuovo film di George Clooney alla regia, Suburbicon, un’opera che racconta gli Stati Uniti di oggi attraverso gli anni ’60.

Suburbicon è una città dove tutto è perfetto. Sono gli anni ’60, le case sono le tipiche villette a schiera, con il postino che passa e saluta ogni persona chiamandola per nome. Nulla turba la tranquillità di quell’idilliaco luogo, fino a quando non si trasferisce una famiglia di colore, che non viene accettata dai perfetti abitanti di Suburbicon.

Questa è una delle due realtà che si intrecciano nel film di Clooney scritto dai fratelli Cohen, e proprio questa traccia aiuta a raccontare l'America di oggi attraverso il riflesso degli anni ’60. Analisi e decostruzione della società americana partono infatti dalla sua metafora più potente, la "perfezione" degli anni '60, quando i muri erano staccionate e il perbenismo la prima causa della repressione. 

Nella casa accanto vive una famiglia che rappresenta invece il tipico modello americano, madre (interpretata da Julienne Moore) padre (Matt Damon) e figlio. Insieme a loro anche la gemella della madre, interpretata da una strepitosa Julienne Moore. A renderle diverse non solo il colore di capelli (una è rossa, l’altra è bionda) anche il desiderio di volere la vita dell’altra, in particolare la sorella non sposata desidera la vita della gemella, nonostante quest’ultima sia in sedia a rotelle a causa di un incidente. Una notte due individui irrompono in casa e, simulando una rapina, uccidono la madre del piccolo protagonista, che si risveglia in ospedale con una vita stravolta.

Con questo livello narrativo George Clooney vuole invece analizzare la famiglia americana, e decostruire l’idea classica della stessa, o se non altro mostrare come non sia tutto oro quello che luccica e che molte volte le apparenze ingannano.

Non vi sveliamo l’intreccio ma si intuisce immediatamente dove voglia andare a parare George Clooney, perché basta una vestaglia chiusa in fretta per confermare i sospetti che la morte della capofamiglia non sia proprio così casuale, ma il crime è secondario in Suburbicon, contano solamente il cinismo, la corruzione e il razzismo.

Il film è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica qui in Laguna, e sembra essere a tutti gli effetti un primo passo verso una nuova carriera di George Clooney: da regista, ad attore a…prossimo Presidente degli Stati Uniti?


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