La socializzazione dei bambini età per età

Margherita Nava
In continua interazione con il mondo che li circonda, i bambini costruiscono, sin dalla più tenera età, la loro identità sociale. Quali sono i diversi tipi di socializzazione?

La socializzazione dei bambini si forma sin dai primi mesi di vita. Il ruolo dei genitori resta fondamentale in tutto il loro percorso.


La socializzazione rappresenta il processo mediante il quale i bambini imparaano e interiorizzano le regole e i valori della vita in società. E ciò avviene prima di quanto si pensi: fin dalla nascita un bambino interagisce con il suo ambiente e scopre a poco a poco le regole da rispettare in comunità. Mese dopo mese costruisce la sua identità sociale.
In un primo momento il bambino prende coscienza del suo essere “distinto” e quindi inizia a staccarsi progressivamente dalla madre. Conosce altri bambini all’interno della famiglia, dalla tata oppure al nido. Questo ambiente gli permette di socializzare sin dalla più tenera età, di scoprire i rapporti con gli altri. È così che il piccolo assimila tutte le norme che regolano la vita in società.

Tra i 2 e gli 8 mesi

Tra i 2 e gli 8 mesi l’ “io” si manifesta attraverso il sorriso, il bambino inizia a distinguere l’ “io” dall’altro. Il sorriso rappresenta una risposta all’altro, è la prima forma di interazione, è un primo passo verso la socializzazione.
A 6 mesi il bambino inizia a fare la conoscenza dei suoi simili sul tappeto di gioco ad esempio.
Dopo 6 mesi il bambino fa la differenza tra i genitori e le persone estranee. Il passaggio agli 8 mesi è una tappa delicata: si parla di angoscia dell’ottavo mese o di paura dell’estraneo: è in questo momento che il bambino inizia a distinguere chiaramente le persone che lo circondano.
A partire dagli 8 mesi, il fatto di potersi spostare gli permette di scoprire l’altro, di toccarlo, di sorridergli. È l’inizio vero e proprio della sociabilità, anche se tutto è ancora molto basilare, e delle prime manifestazioni di gelosia.

Tra gli 8 mesi e i 4 anni

Settimana dopo settimana il bambino inizia a muoversi sempre di più! Prima si arrampica, poi, tra i 6 e i 10 mesi, inizia a gattonare e infine, tra i 12 e i 18 mesi, comincia a camminare. Parte alla scoperta del mondo che lo circonda e questo gli permette di vedere le cose da un nuovo punto di vista. Il piccolo diventa sempre più “indipendente” e ciò incide sul suo modo di vivere all’interno della comunità.
A 18 mesi il bambino non piange più insieme agli altri. Quando i neonati sono in gruppo e uno di loro piange gli altri lo seguono e iniziano a piangere. A un anno e mezzo è diverso, il bambino cercherà piuttosto di consolare il compagno porgendogli il suo ciuccio oppure accarezzandolo.
A 3 anni si parla di pre-socializzazione e fino ai 4 anni il bambino sta in gruppo ma gioca per conto suo; gli scambi, dunque, sono molto limitati. A 4 anni, infine, i bambini agiscono insieme, i loro rapporti sono più strutturati, più definiti.

Tra i 6 e i 13 anni 

Dopo la prima infanzia viene la fase che va dai 6 ai 13 anni. Il bambino va a scuola e di solito ha già avuto esperienze di vita di gruppo al nido, alla scuola materna o da una tata con altri bambini della sua età. Le norme che regolano la vita in comunità, dunque, non gli sono estranee. Durante questo periodo, i rapporti con gli altri bambini si evolvono molto: a 6 anni si rispetta l’altro, il bambino è cosciente delle qualità di ciascuno ed esistono delle reali interazioni con i compagni. A 8 anni appare l’empatia: il bambino prende, cosi, coscienza di ciò che vuole fare all’altro. A 10 anni acquisisce una certa autonomia, è capace di denunciare la bugia di un compagno, ha il senso della giustizia. Durante il periodo tra i 10 e i 13 anni, siamo nell’età dei gruppetti a scuola o durante le attività extra-scolastiche. I gruppi si formano secondo le affinità e secondo codici ben precisi. 

Differenze tra maschi e femmine?

Dopo l’infanzia, arriva l’adolescenza! I piccoli sono ormai cresciuti e hanno assimilato le norme della vita di gruppo. L’adolescente continua a forgiare la propria identità e a separarsi dai genitori. Questo avviene in diverse tappe, più o meno difficili a seconda dei casi, ma questa volta maschi e femmine non seguono lo stesso ritmo. Il periodo della ribellione si situa tra i 12 e i 13 anni per le femmine e tra i 14 e i 15 anni per i maschi. È l’età del “non voglio”, paragonabile al “no” dei due anni. Tra i 13 e i 16 anni per le ragazze e tra i 15 e i 17 anni per i ragazzi, inizia l’affermazione di sé. È il periodo del “voglio” che è sinonimo di indipendenza e di distacco dagli altri. Non è un periodo facile perché l’adolescente non è più un bambino, ma non è ancora un adulto. Il ruolo dei genitori è essenziale in questa fase per dare sicurezza ai figli.

Dargli tutte le opportunità per essere socievole 

I genitori hanno un ruolo primordiale nella socializzazione dei figli. L’asilo nido è un luogo di socializzazione molto importante: è dura per le mamme, ma bisogna preparare il piccolo a separarsi dalla figura materna.
Una volta che il bambino è cresciuto, le attività artistiche come il teatro, il canto o la danza sono elementi essenziali per la costruzione del bambino. Servono a dargli fiducia e stima di sé.

Aiutare un bambino timido

La timidezza e la mancata fiducia in se stesso di un bambino vengono dall’ambiente familiare. Se il bambino è protetto eccessivamente, schernito da fratelli e sorelle o dai compagni, si blocca. Sceglie quindi di chiudersi in se stesso. La paura dell’ignoto può trasformarsi in timidezza.
Ancora una volta il ruolo dei genitori  è al centro della questione. Questi ultimi devono aiutare il bambino timido ad aprirsi agli altri. Il gioco è uno dei modi migliori perché il piccolo scopra gli altri e sviluppi il proprio intelletto. Non bisogna dire che il bambino è timido in sua presenza per non compiacerlo e rischiare che si fossilizzi in questo stato. Devono invece mostrargli che sono fieri di lui e fargli notare ogni minimo progresso.

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