Ius Soli, ius sanguinis e ius culturae: come spiegarli ai bambini

Giulia Vola

Che cosa sono ius soli, ius sanguinis e ius culturae? Cosa succede a un neonato figlio di immigrati nato in Italia? Ecco che cosa dice la legge sulla cittadinanza e che cosa propone il disegno di legge in discussione.

La legge attuale prevede lo ius sanguinis: è italiano solo chi nasce da almeno un genitore italiano. © rawpixel/123RF


Mentre il voto sullo Ius Soli licenziato due anni or sono dalla Camera spacca il Senato (con tanto di botte che spediscono la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in infermeria), vale la pena fare il punto della situazione per capire cosa dice la legge oggi sulla cittadinanza e che cosa dice il disegno di legge che vuole modificare i criteri per acquisirla. Perché spiegarla, soprattutto ai bambini, è un dovere di civiltà, dal momento che i primi destinatari sono proprio loro, i compagni di classe dei nostri figli nati in Italia da genitori stranieri o arrivati da piccoli. Un esercito di bambini che, attualmente, non ha gli stessi diritti dei nostri.


Ius sanguinis: la legge 91 del 1992

Attualmente è in vigore la legge 91 del 1992 che prevede lo ius sanguinis, letteralmente “diritto di sangue”. Ovvero: un neonato è italiano solo se uno dei due genitori lo è. Tutti gli altri possono diventarlo ma solo al compimento dei 18 anni e solo se, dal momento della nascita a quello della richiesta, la residenza è sempre stata in Italia. Le uniche eccezioni che prevedono l’applicazione dello ius soli (il “diritto legato al territorio”) riguardano i figli di ignoti o apolidi, i cui genitori, insomma, non possono in alcun modo trasmettere al neonato la propria cittadinanza.


Ius soli e ius culturae: il disegno di legge

Sostenuto dal Partito Democratico, osteggiato da Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle (quest’ultimo ha annunciato l’astensione dal voto, come già fece alla Camera), il disegno di legge in discussione introduce automaticamente lo ius soli temperato a chi nasce in Italia da genitori stranieri, ma solo nel caso in cui uno dei due genitori sia titolare del permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo. Tutti gli altri (gli extracomunitari, in pratica) possono inoltrare la domanda solo nel caso in cui nel nucleo familiare uno dei due genitori disponga di un reddito pari o superiore all’importo annuo dell’assegno sociale, di un alloggio idoneo e abbia superato il test sulla lingua italiana.

L’altra via per un minore straniero è richiedere la cittadinanza in base allo ius culturae (diritto di cultura) che passa dalle aule di scuola e la concede agli stranieri nati o arrivati in Italia entro i 12 anni di vita che hanno frequentato almeno 5 anni di scuola e completato almeno un ciclo (elementari o medie) di studi. Quelli arrivati dopo i 12 anni, invece, possono ottenerla alla maggiore età e solo dopo aver concluso un ciclo, il che non è una novità da poco dal momento che introduce il concetto di merito. Tra i potenziali beneficiari dello ius soli e quelli dello ius culturae si stima che i nuovi cittadini italiani sarebbero circa 800mila.


Minori stranieri: quanti sono gli aspiranti cittadini

Insomma, tra ius soli, ius sanguinis e ius culturae, il latino crea qualche confusione e loro, i più piccoli, si ritrovano strizzati nella morsa della politica e dell’ignoranza. Qualche numero: nel 2015 sono nati 488mila bambini, 73mila di loro (il 15%) sono figli di genitori stranieri, 28mila hanno solo un genitore straniero. A questi numeri vanno aggiunti gli oltre 25mila minori arrivati Italia non accompagnati, 6mila dei quali persi nel nulla. Insomma, un vero e proprio esercito di minori scappati (con o senza le loro famiglie, prima o dopo la nascita fa poca differenza) da guerre, carestie, violenze e povertà, che il giorno del suo 18esimo compleanno si ritrova a vivere con meno diritti dei suo compagno di banco.

Perché a 18 anni diventa irregolare e ha un anno per iniziare la sua Odissea nella burocrazia: scaduto il termine deve armarsi di pazienza e mettere in freezer i progetti, dal momento che l'iter per richiederla è l'anzianità di residenza (almeno 10 anni in Italia) e impiega dai 2 ai 4 anni per essere concessa. Il fatto è che l'Odissea dei 18enni è un viaggio oneroso, lungo e faticoso, che tra una coda e una carta bollata, si sa quando inizia ma non quando finisce. Al punto che, spesso, sono costretti ad abbandonare l'Università. E pensare che l'Italia ha bisogno di loro, visto che senza i migranti sarebbe un paese più povero, più vecchio e sull’orlo del crac demografico.


Cittadinanza: come funziona all’estero

Sebbene lo ius soli nella sua forma più pura sia applicato praticamente solo nel continente americano (dal Canada a quasi tutta l’America meridionale passando per gli Stati Uniti), in Europa viene applicato in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Portogallo anche se con qualche eccezione. Oltralpe per esempio, è necessario che il richiedente nato in territorio francese ci abbia anche vissuto per almeno 5 anni mentre in Germania, per dare la cittadinanza tedesca a un neonato è necessario che uno dei due genitori sia titolare da almeno 3 anni di un permesso di soggiorno valido e viva sul territorio da almeno otto.

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