Cambio di stagione: l'armadio perfetto per l'inverno in 7 risposte

Giulia Vola
  • Fare il cambio di stagione nell'armadio è l'occasione giusta per fare pulizia per l'inverno e decidere che cosa tenere, che cosa regalare e che cosa buttare. Come? Grazie ai consigli di Marie Kondo e al suo "Magico potere del riordino". 

    Fare il cambio di stagione nell'armadio è l'occasione giusta per fare pulizia, in vista dell'inverno, non solo sugli scaffali.


    Fare il cambio di stagione nell'armadio è l'occasione per fare pulizia per l'inverno non solo sugli scaffali ma anche tra i pensieri. L’eterna lotta contro il caos si combatte eliminando maglioni infeltriti, collant tirati, camicie lise e vecchia biancheria. Alzi la mano chi, nel proprio armadio non ha vestiti che non indossa da anni ma non ha il coraggio di buttareSarebbe bene riflettere sul fatto che l’atteggiamento nei confronti delle cose riflette il modo di pensare. Secondo Marie Kondo, giovane scrittrice giapponese, mettere in ordine è una via buona per lavorare sulla pulizia dell’anima

    Nel suo best seller, che macina milioni di copie in tutto il mondo (Il magico potere del riordino, Vallardi), Marie Kondo ha dato un nome al suo metodo (si chiama Konmari) e assicura che una volta che avremo eliminato le cose inutili – ogni cosa al suo posto, ogni posto con la sua cosa – anche il pensiero ne trarrà grande giovamento. 

    D'altra parte quanto tempo passate la mattina a cercare la camicia giusta in mezzo ad altre dieci? Quanto tutto questo si riflette nel nervosismo che vi accompagna fin dal primo minuto della giornata? Dice la scrittrice: “Affrontare le proprie cose ci costringe a confrontarci con le nostre imperfezioni e con le scelte discutibili del passato. Ci aiuta anche a capire quello che è davvero importante”. 

    Il riordino, insomma, diventa un incrocio tra un’arte marziale e le necessità domestiche spicciole. Molto praticato anche negli Stati Uniti (dove però si chiama decluttering, perché clutter è appunto il disordine confuso), il riordino richiede però anche ordine nei tempi. Il consiglio di Kondo è di darsi una tabella precisa, per esempio mezz’ora a settimana, e dedicarsi con grande attenzione (soprattutto a se stessi). Nel tempo, ovviamente, le sedute tenderanno a diradarsi. Noi abbiamo provato a rimettere in ordine anche il decluttering compilando un piccolo vademecum per applicare il metodo della Kondo al cambio di stagione negli armadi. 

    I capi sospetti di inutilità vanno prima sottoposti a sette domande che servono per capire se inutili lo sono davvero e poi sistemati in una scatola scelta tra le quattro che conterranno gli abiti da riporre, da vendere, da scambiare e da regalare. Tutto ciò che non trova in una di queste deve finire nella spazzatura. La selezione è sufficientemente rigida, sia dal punto di vista del sentimento sia da quello della coscienza. A quel punto il vostro armadio sarà pronto per l'inverno. E voi vi sentirete decisamente più leggeri e in pace con voi stessi.

    Leggete, signore e signori, e poi fate i conti con il vostro disordine: farete ordine nell'armadio e nella vostra vita. 

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  • Ti va ancora?



    La prima domanda che bisogna farsi é: "Ti va ancora?"


    Il primo discrimine, e anche la domanda più semplice: "ti va ancora?". Quante maglie, gonne, pantaloni, avete abbandonato nei meandri dell'armadio? E quanti li avete usati per qualche mese, appena comprati, sull’onda dell’entusiasmo e poi dimenticati? Ebbene, occupano spazio e vengono tirati fuori una volta l’anno, giusto per il cambio di stagione, per poi tornare a riposare il sonno dei vestiti inutili. Se non li indossate, è facile intuire che o non vi vanno più o non vi piace come vi stanno. In ogni caso, il loro destino naturale potrebbe essere uno dei quattro scatoloni che vi proponiamo alla fine del percorso.

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  • Lo compreresti di nuovo?



    La seconda domanda è: "Lo compreresti di nuovo?".


    D’accordo. Ammettiamo che funzioni: è una giacca o un abito firmato o di sartoria, è quasi nuovo – è stato usato meno di una decina di volte, altrimenti non staresti qui a farti queste domande -, in fondo è stato pagato con denaro guadagnato faticando. La seconda domanda dice: "se quella giacca o quell'abito non fossero già nel tuo armadio, davvero andresti in negozio a comperarne altri? E quando?". Pochi abiti figli dello shopping compulsivo sono in grado di superare questo secondo passaggio.

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  • Se lo stai conservando per un’occasione speciale, capiterà quest’occasione?



    La terza domanda di Marie Kondo mette alla prova gli abiti "jolly".



    Ciò che indossiamo – o vorremmo indossare – è anche ciò che siamo o vorremmo essere. Ne consegue che il legame sentimentale incide in modo pesante: la domanda è difficile. L'outfit di paillettes ereditato dall'amica cool o acquistato in un momento particolarmente ispirato, che giace nell’armadio nell’attesa di un invito alla prima della stagione operistica, davvero ha ragione di rimanerci? Arriverà l’invito? E anche arrivasse, davvero vorreste andarci vestite così? A voi l'ardua sentenza.

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  • Serve davvero al suo scopo?



    Selezionando gli abiti da appendere e da riporre domandatevi se soddisfa le vostre aspettative.


    C'è l'abito per essere chic di giorno e quello per sembrare casual di sera. Ma i tempi e i gusti cambiano. Quello che vi piaceva l'anno scorso potrebbe non soddisfarvi più questa stagione e potrebbe capitarvi di guardarlo e domandarvi come avete fatto ad andare alla riunione o alla festa conciate in quel modo. Marie Kondo chiede di essere onesti con se stessi: serve ancora a darvi il tono che volete o è meglio ripensarlo (e magari farlo fuori?) Domanda di difficoltà medio-alta.

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  • L’hai mai usato?



    La difficoltà, in questo caso, sta nell'avere la forza di essere sinceri nella risposta.


    Il giubbotto di pelle arancione, la camicia pied de poule verde, i pantaloni viola: stanno in fondo agli scaffali perché, diciamoci la verità, l'avete comprato e non l'avete mai indossato. Peccato che stare sotterrato sotto chili di vestiti, non fa che fargli del male. Ammettetelo serenamente: avete fatto un errore, ma potete rimediare regalandogli un'altra casa. Farete la vostra felicità e quella di chi lo riceve. Domanda facile.

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  • È davvero un ricordo?



    La domanda più difficile: è davvero un ricordo?


    "È davvero un ricordo?". Eccola, la domanda più insidiosa. Siamo animali sentimentali, tendiamo alla nostalgia. Un paio di scarpe ricordano una serata, una sciarpa un amore fugace, una maglietta è l’unica superstite di un pomeriggio indimenticabile con le amiche dell’adolescenza. Prendetevi il vostro tempo e riflettete bene guardando i capi sparsi ovunque: se vi faranno ricordare momenti indimenticabili tenete, altrimenti via, in uno dei quattro scatoloni, senza paura. Livello di difficoltà: massimo.

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  • Può essere usato per fare altro?


        

    I capi che non indossate mai possono diventare un'altra cosa: pensateci.


    È la domanda che salva la coscienza: nell’era del chilometro zero e del riciclo, il riutilizzo è un orgoglio. Le gonne di lana possono trasformarsi in morbidi colli o sciarpe, i vecchi jeans possono diventare degli shorts, i maglioni slabbrati (sceglietene uno) delle casacche da indossare in casa.  Molti capi saranno fermati da questa domanda: ma non per essere conservati, per essere riutilizzati. Dunque avranno un loro posto, e uno scopo preciso. Non saranno più disordine. Livello di difficoltà: medio.

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  • Le scatole dei vestiti da conservare per la prossima stagione



    I capi che hanno superato il test vanno riposti in maniera ordinata.


    Gli abiti che hanno passato la selezione vanno lavati, piegati, rammendati se lo necessitano e sistemati dentro apposite scatole (a loro volta pulite e magari munite di sacchetti profumati), facilmente identificabili (potete scrivere su una targhetta che cosa contengono) e raggiungibili senza difficoltà. Aprirle, la prossima stagione, e ritrovarci dentro il meglio del vostro guardaroba non avrà prezzo. 

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  • La scatola degli abiti che si possono vendere



    Con il guadagno dei capi venduti potrete comprarne di nuovi.


    Nell’era di e-bay e dei mercatini elettronici, vendere un abito è mille volte più semplice. Provare per credere: per quanto a noi quel cappotto sembri immettibile, da qualche parte nel mondo c’è qualcuno che invece cerca proprio quel tipo lì. E – sorpresa – è perfino disposto a sborsare una somma ragionevole per aggiudicarselo e permettervi di mettere da parte un gruzzoletto per aggiudicarvi qualcosa di più adatto al momento. Bastano una fotografia, una scheda descrittiva e un’offerta. Il resto lo fa il magico mondo di internet. Livello di difficoltà: medio-basso.

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  • La scatola degli abiti che si possono scambiare



    Ad amici e parenti è dedicata la scatola degli abiti da scambiare.


    La gioia del baratto e la consolazione di sapere che il vestito che ha attraversato indenne gli anni saltellando da una mensola all'altra dell'armadio resterà nei paraggi: nella scatola degli abiti che vi piacciono ancora ma non vi sentite più addosso, che immaginate possano piacere a chi vi circonda e che, soprattutto, sono in buone condizioni. Naturalmente si possono anche regalare. Ma non a Natale, né per il compleanno. Livello di difficoltà: medio.

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  • La scatola delle cose che si possono riciclare



    I vestiti che non indossate più da anni vanno consegnati a chi ne ha più bisogno.


    I vestiti che non indossate da anni, che non immaginate addosso ad amici e parenti e che sono ancora in buono stato, vanno messi nella scatola (o negli appositi contenitori) destinata alle organizzazioni che li redistribuiscono ai poveri. Vi separerete a malincuore della vecchia coperta stile Linus, ma avrete la consolazione di poter pensare che servirà per scaldare qualcuno meno fortunato di voi. Sarebbe bello che fosse la scatola più piena. Livello di difficoltà: medio-alto.

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