In amore vince chi fugge? Sì, ma solo all’inizio 

Elena Bianchi

Una ricerca dell’università della Virginia conferma il detto popolare ma precisa che l’efficacia riguarda solo le fasi dell’attrazione. Dopo è meglio restare!

Il fascino dell'ignoto agisce da calamita durante le prime fasi del corteggiamento. © Andrea De Martin/123RF


In amor vince chi fugge perché “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. Perciò, “Che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre”. Ecco, in una macedonia che mescola la saggezza popolare nostrana a quella africana a una perla del drammaturgo e filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing, come funziona l’attrazione tra uomini e donne. Quell’elettricità che lega due sconosciuti e si alimenta con la loro assenza. Tu chiamalo se vuoi, come lo hanno battezzato i ricercatori americani, “fascino dell’ignoto”.


Corteggiamento: il fascino dell'ignoto

Quel fascino che, come hanno spiegato dall’università della Virginia, agisce da vera e propria calamita durante il corteggiamento, superando di gran lunga il meccanismo della reciprocità. Per la serie: è vero che ci attirano le persone a cui piacciamo; tuttavia quelle che sospendono il giudizio, quelle enigmatiche, che potremmo conquistare, ci attirano di più. Ecco perché, se essere diretti e fare la prima mossa è spiazzante e a volte premiante, essere sfuggenti è meno faticoso e garantisce risultati migliori.


Tattiche d'amore: strategie effetto calamita

In che modo? Elementare Watson: negandosi. Evitando di rispondere al primo squillo e senza mostrare troppi entusiasmi ai primi messaggi; astenendosi dal sesso al primo appuntamento; mostrandosi indipendenti e continuando a frequentare gli stessi amici di prima (soprattutto quelli maschi). In generale, evitando di soffocare il partner facendo trapelare gelosie e bisogni.


Vince chi fugge, solo all'inizio

Un balletto che, però, va messo in scena solo all’inizio della danza dell’amore: dopo, negarsi sortisce l’effetto opposto. Dopo è la reciprocità a prendere il sopravvento, diventando la condizione sine qua non per la salute della coppia. Come spiega l’esperto psicologo americano John Gottman che nel suo Love Lab ha passato in rassegna migliaia di coppie negli ultimi 25 anni, "la vita a due è come una danza, a volte vogliamo stare vicini al nostro amore, a volte vogliamo staccarci per un po’. L'importante è non perdersi mai di vista". Dopo, fuggire è sintomo di scompensi emotivi da risolvere perché una fuga costante impedisce ai partner di contaminarsi e influenzarsi a vicenda. In una parola, di diventare complici.

Il che, naturalmente, non significa mortificare la propria indipendenza: al contrario, è proprio l’autonomia di una persona ricca di interessi ad essere affascinante agli occhi del partner che, in maniera vicendevole, si fa desideroso di essere coinvolto e a sua volta di coinvolgere.

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